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Salutiamoci bene: il Conservatorio Canepa partecipa ad un progetto nazionale post lockdown
#iosonoporcospino

Un cortometraggio animato e un video-tutorial che introducono una nuova forma di saluto, un nuovo “rito” da condividere per contrastare la diffusione del Coronavirus e riscoprire al tempo stesso i valori più profondi del nostro essere umani.

Questi gli obiettivi del progetto “Salutiamoci bene” che lavora su un nuovo codice di comunicazione relazionale, post lockdown, basato sui principi delle neuroscienze, a tutela della salute dell’individuo ma anche della sua naturale propensione alla socialità.

Promosso da alcuni studenti della “Luiss Guido Carli”, il progetto coinvolge allievi provenienti da altri 6 atenei italiani tra cui il conservatorio Canepa di Sassari, coordinati da Angelo Monoriti, avvocato e docente di negoziazione alla “Luiss”, ideatore e promotore dell’iniziativa, e da Maria Rita Parsi, psicopedagogista e piscoterapeuta, presidente della Fondazione Movimento Bambino ONLUS.

Il Conservatorio Canepa ha contribuito in particolare alla parte musicale del progetto “salutiamoci bene”. La colonna sonora del cortometraggio animato è stata infatti realizzata dallo studente del Canepa Francesco Corrias di Dorgali allievo della classe di musica elettronica condotta da Walter Cianciusi.

“Dopo la quarantena le regole del distanziamento fisico diventano ora per ogni cittadino una necessità urgente – spiega Monoriti – da applicare in maniera corretta per evitare di mettere a rischio la propria salute e quella degli altri. Per adottare correttamente il principio del “distanziamento fisico”, non bastano però i decreti. Occorre condurre i cittadini a “motivarsi da soli’. Nella “fase 2” è l’individuo a dover mettere in pratica, nel suo quotidiano, le giuste regole per riuscire a contrastare realmente, attraverso la prevenzione, il propagarsi della pandemia. Insomma, se il virus gioca con la nostra umanità dobbiamo essere abili nel cambiare gioco. “Salutiamoci bene” nasce proprio per identificare quei “gesti barriera” che possano, però, funzionare anche come “attivatori mentali” in grado di ricordare costantemente ai cittadini di mantenere il “distanziamento fisico”, senza annullare le regole della socialità”.

Per spiegare in maniera semplice a tutti, anche ai più piccoli, il nucleo essenziale del progetto, il team propone di riflettere su una dotta parabola nota come “il dilemma del porcospino”, elaborata nel 1851 da Schopenhauer nel volume “Parerga e paralipomena”.

“Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi dal gelo col calore reciproco. Il dolore provocato dalle spine li costrinse però ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno: di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. Finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione”.

 

“Il nostro video-tutorial si intitola #iosonoporcospino, perché dopo la quarantena – prosegue Monoriti – siamo tutti bisognosi di calore umano, ma proprio come i porcospini di Schopenhauer siamo spaventati dal pericolo che ogni contatto fisico rappresenta per la nostra salute. Gli scienziati confermano, peraltro, che una “fase 2” affidata ad una mera campagna di tamponi, test sierologici e app su vasta scala mancherebbe completamente l’obiettivo di contrastare e ridurre al minimo la circolazione del virus. La riuscita della “fase 2” dipenderà, dunque, a livello individuale e collettivo, da una serie di misure psicologiche preventive monitorate passo passo nelle loro conseguenze: gesti barriera, distanze e contatti gestiti con consapevolezza dai singoli cittadini.

Mascotte dell’iniziativa è un porcospino che ci insegna il suo saluto attraverso il video tutorial e un cortometraggio animato, interamente auto prodotto dal team interdisciplinare di giovani studenti, dal titolo #BEHUMANAGAIN #iosonoporcospino.

“Il coinvolgimento del Conservatorio di Sassari in questo progetto di respiro nazionale -dice il presidente del Canepa Ivano Iai- ci gratifica e riempie di orgoglio. Questo risultato è stato raggiunto grazie alla qualità elevatissima del lavoro svolto dal professor Walter Cianciusi e dall’allievo Francesco Corrias. Fondamentale inoltre è stato il ruolo del direttore Mariano Meloni che con dedizione e impegno incessanti sta coordinando tante iniziative che portano alla luce l’eccellenza del nostro Conservatorio. Essere stati scelti per la realizzazione di un progetto che coinvolge atenei e accademie così importanti non rappresenta solo un traguardo raggiunto, ma deve costituire un ulteriore punto di partenza per sviluppare un impegno più qualificante e di stimolo per tutta la collettività conservatoriale. Il Prof. Monoriti e la Prof.ssa Parsi, con gli allievi della LUISS, potranno sempre contare sul Conservatorio di Sassari per il seguito del progetto, magari pensando a una vera e propria serie di cartoni animati ormai indispensabile per insegnare, e non solo ai più piccoli, le nostre nuove modalità di interazione personali, familiari, amicali, scolastiche e professionali con le quali continuare a vivere in sicurezza sanitaria senza perdere la nostra umanità”.

Francesco Corrias ha lavorato al progetto supportato dal maestro Cianciusi ed ha concluso il lavoro nell’arco di una settimana. “Ho colto questa opportunità a braccia aperte -dice Corrias- sapendo di poter anche contare sull’aiuto del mio maestro. E’ stato bellissimo collaborare con un team di ragazzi provenienti da tutta la penisola con i quali ci siamo trovati da subito in sintonia. Sentirsi parte di un progetto creativo, di gruppo, proprio durante il lockdown è stata un’ esperienza  emozionante e formativa”.

“Il progetto nasce  per risolvere un conflitto carico emozionalmente, come quello fra esigenza di umanità e necessità di protezione, e per combattere la conseguente “dissonanza emotiva” – prosegue Monoriti – abbiamo pensato di proporre e diffondere un gesto barriera in grado di funzionare come un “attivatore mentale comune” qual è il “saluto del porcospino”.

Quello che viene proposto insomma è una nuova forma di saluto, un nuovo “rito” da condividere che, non potendo utilizzare il contatto fisico, si affida allo sguardo e alla gestualità.

“Non è un semplice saluto, ma uno sguardo – conclude Monoriti – nella mano ci sono i nostri nuovi occhi. Con un gesto possiamo dire: ti vedo, ti sento, ci sono.

Perché posare lo sguardo sull’altro e guardarlo negli occhi è la prima forma di riconoscimento, la prima forma di calore, la prima forma di umanità.

Cortometraggio

video tutorial

 

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