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Saline: raccontare per rivalorizzare le miniere dell’oro salato.
Eni e FAI si stringono la mano per far ripartire la produzione alle saline di Conti Vecchi.
Una storia che parte da lontano

Seppur non sia chiara la data esatta in cui si raccolse per la prima volta il sale nello stagno di Molentargius di Cagliari,si ipotizza che siano stati addirittura i Fenici attorno al 1200 avanti Cristo a sfruttare per primi le acque della laguna cagliaritana,piantando delle palizzate per favorire l’evaporazione dell’acqua salata proveniente dal mare.
Il popolo punico, in quanto esperto navigatore,capì ben presto le potenzialità delle coste sarde e imparò altrettanto presto a sfruttarle volgendole a proprio favore.
Un esempio lampante lo abbiamo proprio con la raccolta del sale dalle saline situate vicino al mare e allo stagno,attività commerciale che aiutò tantissimo lo sviluppo e la crescita soprattutto del sud Sardegna e in particolar modo di “Caralis”.

Le saline nacquero inizialmente in seguito alla bonifica dell’area paludosa tra Quartucciu e Cagliari,ma la loro produzione altalenante registrò un importante incremento sotto il dominio dell’Impero romano,dove vennero sfruttate per esportare il bianco prodotto in ogni angolo dell’impero.
Sempre presenti anche negli anni dopo la caduta dell’Impero,raggiunsero la loro massima produzione ed esportazione negli anni del Regno Sardo-Piemontese, con i Savoia.

Ecosistema da preservare
Nonostante l’attività di estrazione del sale si sia fermata del 1985,l’ecosistema parzialmente artificiale creato nel corso del tempo all’interno del Parco Naturale di Molentargius,di cui fanno parte anche le saline di Conti Vecchi,è stato protetto e portato avanti tramite periodici afflussi di acqua all’interno dei vasconi evaporanti. L’area infatti è nel tempo diventata la “casa” dei fenicotteri rosa,che hanno trovato nell’area umida,vasta 1200 ettari,un habitat a loro particolarmente gradito.

Seppur la produzione fu bloccata ormai 31 anni fa,il ricordo del durissimo lavoro,che iniziava ad aprile per finire ad ottobre,è ancora ben vivo nella mente dei cagliaritani.

Sessanta milioni di speranze sostenibili
Ripartire sotto il segno della sostenibilità e creazione di una meta turistica significativa a livello regionale: queste sono le parole d’ordine del progetto che ha fortemente interessato il FAI (Fondo Ambientale Italiano) che,siglando pochi giorni fa un accordo con l’Eni,unito al lasciapassare del Governatore Francesco Pigliaru,ha stanziato sessanta milioni per il riavvio della produzione industriale del sito naturale.
È una grande idea per poter raccontare e mostrare l’estrazione e lavorazione del sale in un luogo a pochi minuti dal capoluogo ma di cui pochissimi giovani conosco veramente la storia.

Si potrà coniugare l’aspetto economico con quello ambientale,avendo modo di fare turismo culturale che parli alla gente del posto delle proprie origini. L’idea quindi è quella di portare sistematicamente diverse scolaresche a rapportarsi con questo magnifico parco naturale unico in Europa,sostenuti dalla bonifica dei numerosi immobili presenti nel territorio al fine di conoscerne la storia e preservare un ricco patrimonio culturale di cui anche loro stessi sono figli.

Redazione Ablativ S.r.l.

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