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A Segariu su 5G non d’appu biu
Il 5G fa male alla salute o a chi rifiuta l'innovazione?

Rappresentazione 5G

La quinta generazione tra opportunità e pericoli annunciati

Il 5G, la quinta generazione di Internet per dispositivi mobili, è l’insieme di tecnologie e standard di comunicazione che a partire dal 2020 dovrebbe soppiantare l’attuale 4G.

Huawei ci lavora da 10 anni, con investimenti milionari, e al giorno d’oggi è leader del mercato con il 10% di brevetti depositati. In Italia il programma di sperimentazione è iniziato nel 2017 a Milano, Prato, L’Aquila, Bari e Matera, con l’obiettivo di testare le nuove tecnologie in città che, per le loro caratteristiche, sono campi di ricerca ideali. Quattro ulteriori centri candidati alla sperimentazione si trovano in Sardegna: Cagliari, Pompu, Segariu e Noragugume. Tre dei quattro sindaci coinvolti si sono però rifiutati di dare il via libera all’accensione delle antenne, e il quarto (il sindaco di Cagliari) non si è ancora espresso in via definitiva. Nello stesso momento, gruppi e comitati NO-5G manifestano per le strade cittadine opponendosi alla sperimentazione nei comuni dell’isola. Per quale motivo la sperimentazione sta incontrando resistenza?

 

Un po’ di storia

A partire dal 1982 l’evoluzione delle tecnologie e degli standard di trasmissione ha seguito di pari passo le esigenze delle aziende e dei consumatori, con lo sviluppo di una nuova “generazione” all’incirca ogni dieci anni. L’1G gestiva le trasmissioni in maniera analogica, con apparecchi molto voluminosi e dotati di livelli di sicurezza molto bassi; il 2G introdusse la cifratura e la trasmissione in digitale, incentrandosi sui servizi voce; il 3G affiancò ai servizi voce i servizi dati, dando il via all’uso di Internet da dispositivi mobili; il 4G migliorò nettamente la velocità e l’efficienza delle reti, permettendo l’uso di Internet ad alta velocità da qualunque dispositivo abilitato.
Oggi, il tipo e il livello dei servizi offerti tramite Internet e le prospettive di progresso in numerosi campi scientifici richiedono un ulteriore passo in avanti.

 

Le potenzialità del 5G

La rete di nuova generazione offrirà velocità di tramissione molto alta, latenza molto bassa (la latenza è il tempo che intercorre tra l’invio di un segnale e la ricezione di una risposta), capacità di supportare un numero molto elevato di dispositivi connessi contemporaneamente nella stessa area e una grande adattabilità alle necessità dei singoli dispositivi collegati.
Grazie a queste caratteristiche, il 5G permetterà di introdurre o potenziare un gran numero di servizi nei campi dell’intrattenimento, dell’industria, della ricerca e dello sviluppo tecnologico. Qualche esempio:

  • streaming: sarà possibile scaricare video in altissima risoluzione in pochissimo tempo, o guardarli su smartphone, tablet e smart tv in maniera immediata e fluida, senza tempi di caricamento o limitazioni di qualità;
  • gaming: la bassa latenza renderà il gioco online più godibile e potrebbero svilupparsi nuovi tipi di intrattenimento, ad esempio la connessione massiccia di giocatori in sistemi di realtà virtuale e il cloud gaming (il gioco si trova su un server dedicato: al giocatore basta connettersi senza installare nulla sul proprio computer);
  • cloud computing: sarà possibile connettere numerosi dispositivi tramite Internet per utilizzare le risorse di ciascuno di essi (memoria, capacità di calcolo) in maniera condivisa; è una pratica già utilizzata in numerosi campi di ricerca e l’efficienza del 5G permetterebbe di potenziarla;
  • domotica: gli elettrodomestici e i dispositivi dotati di connessione ad Internet sono già abituati a “dialogare” tra loro per essere controllati a distanza o prevedere le esigenze degli utilizzatori; il 5G renderà i sistemi domotici ancora più efficienti e potrebbe favorire lo sviluppo di nuovi servizi per le abitazioni private, che diventerebbero sempre più “intelligenti”;
  • robotica: l’utilizzo dei robot nell’industria potrà diventare di tipo collaborativo, con macchine in grado di coordinarsi in autonomia per il raggiungimento degli obiettivi di produzione e reagire in tempo reale ai pericoli che potrebbero nuocere ai “colleghi” umani;
  • guida autonoma: i sensori delle automobili potranno dialogare ad alta velocità tra loro e con quelli delle altre automobili, oltre ad accedere in tempo reale ai dati sul traffico o sulle condizioni meteo presenti in rete, rendendo possibile lo sviluppo di un sistema di guida autonoma efficiente e sicuro per i passeggeri;
  • smart city: la combinazione di edifici intelligenti, automobili a guida autonoma e ulteriori innovazioni nella viabilità, nella sicurezza, nell’erogazione dei servizi e in qualunque altro aspetto della vita cittadina darebbe il via libera al sogno a lungo termine di molti ricercatori: la progettazione di città in grado di autogestirsi.

 

Dubbi e timori

Per raggiungere le prestazioni promesse il 5G dovrà sfruttare onde radio ad alta frequenza (da 3GHz in su) e un maggior numero di ripetitori rispetto al 4G. L’uso delle alte frequenze mette però in allarme la comunità medica: l’ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente) si è espressa evidenziando potenziali rischi per la salute di chi verrebbe costantemente esposto alle onde elettromagnetiche necessarie alla trasmissione del segnale, ma non ci sono dati certi sulla fondatezza di tali preoccupazioni. Il 5G è una tecnologia radio, analoga al 4G al quale siamo ormai abituati, e i limiti imposti dalla legge italiana per la tutela della salute sono molto restrittivi. Le nuove antenne, inoltre, sono progettate per limitare al massimo la dispersione delle onde radio.

Ma i timori non riguardano solo la salute: a pieno regime il 5G permetterà di connettere simultaneamente miliardi di persone e dispositivi e gestire quantità immensamente grandi di dati. Se un attacco informatico riuscisse a penetrare un sistema così fortemente connesso, le conseguenze per aziende, istituzioni o privati cittadini potrebbero essere gravi. Per limitare rischi di questo genere si pensa di trattare i servizi nevralgici (industria, traffico, sanità) in maniera più veloce e affidabile rispetto ai servizi “meno importanti”, ma secondo alcuni filosofi informatici questo significherebbe mettere fine alla neutralità della rete, cioè al trattamento egualitario per ogni tipo di dato digitale.

Gli economisti, poi, considerano con attenzione il potere che acquisirebbero le grandi aziende proprietarie degli spazi virtuali in cui verranno archiviati i dati di navigazione di miliardi di dispositivi e i dati sensibili di miliardi di persone.

 

Il 5G oggi e domani

Gli elementi da tenere in considerazione per valutare l’impatto del 5G nella vita di tutti i giorni sono molti e spesso molto complessi. Nell’attesa di dissipare i dubbi le istituzioni preferiscono muoversi con cautela e la Sardegna, come accennato ad inizio articolo, non è da meno.
Per quanto riguarda i consumatori finali, vale la pena tener conto dell’attuale diffusione della copertura 5G: i gestori telefonici che si sono aggiudicati all’asta le frequenze più “ghiotte” (quelle capaci di offrire maggiore copertura) sono Vodafone, Tim e Iliad, ma la diffusione del servizio è a macchia di leopardo, concentrata nei centri a maggiore densità abitativa, le prestazioni della rete sono ancora ben lontane da quelle annunciate e i dispositivi abilitati al 5G attualmente in commercio sono appena una manciata. Meglio dunque attendere prima di sottoscrivere pacchetti che, attualmente, non hanno un buon rapporto costo-beneficio.

Per concludere, possiamo dire che il mondo civile e quello scientifico si trovano divisi tra lo schieramento dei favorevoli e quello dei contrari alla diffusione del 5G, come sempre accade in vista di rivoluzioni tecnologiche, e solo il tempo e l’approfondimento degli studi saranno in grado di offrire le risposte di cui la comunità ha bisogno. Per fugare ogni dubbio, però, saranno necessari investimenti e un sistema di monitoraggio costante e ben strutturato. Intanto, i ricercatori concordano su una cosa: la totale sicurezza del 5G si avrà con l’avvento del 6G, atteso per il 2030. L’Università di Oulu, in Finlandia, ha già avviato il programma di ricerca.

Marco Cuccu

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